Come è nato tutto #
Qualche anno fa mia madre ha iniziato a gestire un piccolo B&B. Io, da bravo figlio informatico, sono diventato il suo supporto tecnico non ufficiale. Vabbè, sapete come funziona. Tra le tante cose che mi ha chiesto di “sistemare”, c’era questa procedura delle schedine alloggiati. Per chi non lo sapesse, ogni struttura ricettiva in Italia deve comunicare i dati degli ospiti alla Polizia di Stato entro 24 ore dall’arrivo.
Vi giuro, la prima volta che ho visto mia madre ricopiare a mano i dati dal passaporto al portale Alloggiati Web, mi sà che mi è venuto un colpo. Pensavo: siamo nel 2026 e ancora facciamo così? Ci dev’essere un modo migliore.
Il problema tecnico #
Il portale Alloggiati Web funziona, per carità, ma l’inserimento manuale è lento e soggetto a errori. Soprattutto quando hai ospiti stranieri con nomi complicati o carte d’identità italiane di quelle vecchie, quelle cartacee mezze rovinate che neanche un esperto grafologico riuscirebbe a decifrare.
Da architetto software ormai, non ho potuto resistere: ho iniziato a ragionare su come automatizzare il processo. L’idea di base era semplice: scansioni il documento, l’app estrae i dati, li formatta e li invia al portale. Semplice a dirsi, un po’ meno a farsi.
Sotto il cofano #
Ho implementato un sistema di riconoscimento a più livelli. Non è una scelta casuale, è nata dalla pratica:
Google MLKit (On-Device) - Per i passaporti e le carte di identità elettroniche funziona benissimo. Legge le MRZ (quelle strisce di caratteri in fondo ai documenti) in millisecondi, tutto on-device quindi niente dati che viaggiano su server esterni. Questa era una priorità assoluta per me.
Algoritmo locale proprietario - Ma MLKit da solo non basta. Ho dovuto sviluppare un algoritmo specifico per le vecchie carte d’identità italiane. Quelle cose le conosco bene perchè le ho viste passare tutte da mia madre. Riflessi, pieghe, scrittura sbiadita… ho dovuto gestire tutto.
Gemini Flash come fallback - E quando proprio tutto fallisce? Ho integrato Gemini Flash come ultima risorsa. Solo se l’utente acconsente, l’immagine viene analizzata dall’AI di Google che riesce a capire anche i casi più disperati. Credo sia un buon compromesso tra automazione e privacy.
Una nota sulla privacy #
Ci tengo a precisare una cosa: i dati non passano mai da server miei. L’app legge il documento, estrae i dati localmente, e li manda direttamente al portale della Polizia. Niente cloud intermedi, niente database. Ho fatto questa scelta fin dall’inizio perchè mi sembrava l’unica cosa sensata da fare con dati così sensibili.
Provalo #
L’app si chiama Send to Police ed è gratuita. L’ho fatta prima di tutto per mia madre, poi ho pensato che potesse essere utile anche ad altri. Se gestite una struttura ricettiva e vi siete stancati di ricopiare dati a mano, fatemi sapere cosa ne pensate.
La versione iOS è in lavorazione, arriverà a breve.